
Tra le case famose e speciali si può ricordare la dimora di un importante eroe della nostra storia, che ancora oggi è meta di numerose visite: la casa di Giuseppe Garibaldi a Caprera.
La casa si trova all’interno di un’area protetta e si può visitare, così come il museo del Compendio Garibaldino nelle immediate vicinanze.
La casa di Giuseppe Garibaldi: la storia
La casa di Giuseppe Garibaldi è il luogo in cui l’eroe dei due mondi trascorse gli ultimi 26 anni della sua vita, circondato dalla famiglia e vicino alla sua ultima moglie, Francesca.
Vicina al mare e circondata dalla vegetazione mediterranea, fu il rifugio scelto in un momento particolare, dopo la morte dell’amata compagna Anita e dopo la caduta della Repubblica romana.
Garibaldi nel 1855 ricevette un’eredità dal fratello Felice e con quella acquistò dei terreni a Caprera. Inizialmente dormì, col figlio sedicenne, in un ovile restaurato. Nel 1856 si spostò poi in una casetta di legno e iniziò a costruire la sua “Casa Bianca”, bianca, in muratura e con il tetto a terrazza, che venne treminata in un anno.
La casa di Giuseppe Garibaldi: com’è
Nella casa di Giuseppe Garibaldi si vede dapprima l’atrio, con una raccolta di fucili, sciabole e baionette. Nell’atrio sono anche una cassa da campo, la rete metallica che Garibaldi aveva nelle sue campagne di guerra e sul muro un ritratto dell’eroe.
Ci si sposta quindi nella camera da letto, in origine delle figlie. Al suo interno, un armadio in radica, una scrivania, una pianola, il letto dove Garibaldi passò molto tempo negli ultimi anni di vita e un comodino fatto da lui. Spiccano i ritratti della moglie e dei figli e una foto del matrimonio con Anita del 1882.
Vicina è poi la stanza del figlio Manlio, con ancora i suoi arredi originali. Tra questi, un armadio di fine ’700, il mobile più pregevole tra quelli della casa, che contiene la divisa da tenente di vascello di Manlio. Accanto, la stanza della figlia Clelia, ricostruita così come doveva apparire in origine.
Nella cucina si notano un grande camino in pietra, un forno, un lume a petrolio, una pompa per l’acqua e un girarrosto.
Nell’ambiente successivo è stata allestita una stanza dei cimeli, con gli oggetti più personali di Garibaldi: tra tutti, il suo poncho, la famosa camicia rossa, un acciarino regalato da Meucci.
Si può passare, quindi, nel salotto, con il suo scrittoio in noce, la specchiera, i libri, il camino, una poltrona in pelle con schienale reclinabile dono della regina Margherita di Savoia.
Sulla sinistra, una porta in ferro che porta alla stanza in cui Garibaldi morì. Al centro, sotto una teca, si trova il suo letto con intorno una balaustra donata dalla Società Reduci di Livorno per preservarlo dai curiosi, in un’angoliera, si vede l’armadietto dei medicinali con dei preparati opera dello stesso generale. Sulla porta, l’orologio inglese è stato fermato alle 18.20, ora della morte di Garibaldi.
Attraversando la casa, si può respirare un pezzo della nostra storia, forse nella sua veste più vera: quella della quotidianità.
